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Veloce ripasso: con gli aneddoti Ferrari come siamo messi?

Le idee più o meno buone di Enzo Ferrari
Prima di fondare la propria casa automobilistica, Enzo Ferrari era direttore corse dell’Alfa Romeo. A quanto pare, già allora non mancava di inventiva, al punto da concepire nel 1935 una macchina da corsa denominata 16 C bimotore. Come enunciato dal nome, si trattava proprio di un bolide a due motori: peccato che il risultato fu disastroso, e per colpa del secondo e inutile motore.

Dopo aver lasciato l’Alfa Romeo nel 1939, Enzo Ferrari decise di mettersi in proprio fondando a Modena la Auto Avio Costruzioni, che successivamente spostò a Maranello. Costretta dal Fascismo a fornire supporto nel campo della meccanica militare per aiutare lo sforzo bellico, la fabbrica fu bombardata per ben due volte dagli alleati, nel 1944 e nel 1945.

La sede di Maranello ingloba probabilmente la più vasta area verde produttiva al mondo: le centinaia di alberi che si trovano nel suo comprensorio servono a regolare le emissioni gassose del carbonio, che, unitamente all’utilizzo del gas naturale e dell’energia solare, rendono questa azienda praticamente autosufficiente. Anche la qualità della vita e del lavoro dei suoi operai risulta essere tra le più elevate del globo.

Il cavallino rampante
Il famoso logo del cavallino rampante fu adottato da Enzo Ferrari dopo che la madre di Francesco Baracca, eroico aviatore della prima guerra mondiale, glielo donò per la sua scuderia proprio in omaggio al figlio. Ricorderete, difatti, che tale simbolo era apposto sull’aereo biplano della Regia Aeronautica, vittorioso in ben 34 combattimenti contro il nemico austro-ungarico.

Il cliente non ha sempre ragione (Enzo Ferrari)
Enzo Ferrari era solito creare aforismi che serviva come pillole di saggezza ai suoi dipendenti e piloti. Una delle sue battute preferite era: «Un pilota da corsa insicuro è un pilota da corsa veloce». C’è anche «L’aerodinamica si addice a gente che non sa costruire motori» (riteniamo che forse col tempo si sia ricreduto).

«Sono un arrangiatore di uomini, non un designer»

Perché le Ferrari sono rosse
C’è un motivo se le auto di Formula Uno sono rosse. Negli anni ‘60 la Association des Automobiles Reconnues, antesignana dell’attuale FIA, aveva imposto la regola che ciascuna auto da corsa dovesse avere i colori del proprio Paese di origine: all’Italia toccò il rosso corsa, alla Germania il grigio argento, all’Inghilterra il verde corsa e alla Francia il blu di Francia.

Vendere auto non era previsto
Enzo Ferrari non aveva in animo di costruire vetture sportive di lusso, in quanto i suoi sforzi erano tutti concentrati nella costituzione di una scuderia di piloti. Tuttavia, si convinse a commercializzare modelli sportivi per finanziare il settore delle corse. La prima auto fabbricata nel 1940 con il marchio Auto Avio Costruzioni fu un prototipo da corsa denominata Tipo 815, ma fu soltanto nel 1947 che vide la luce la sua prima vettura da strada, la 125 S prodotta in pochissimi esemplari e venduta quasi contro voglia. Una vera e propria impennata delle vendite si ebbe soltanto nel 1969, quando la Fiat acquisì il 50% del pacchetto azionario.

Ferrari e Lamborghini
Quando Ferruccio Lamborghini, che all’epoca costruiva macchine agricole, ebbe un diverbio con Enzo Ferrari a proposito del mal funzionamento della frizione della vettura appena acquistata, quest’ultimo ebbe la protervia di dirgli «Io costruisco macchine sportive, tu trattori». Fu proprio questa frase a indurre Lamborghini a fabbricare le proprie auto sportive, per dimostrare a Ferrari che sapeva fare di meglio.

«Caro Lamborghini, dovresti costruire solo trattori»

Se Enzo Ferrari era considerato il Guru della sua azienda, Giotto Bizzarrini ne era senza dubbio il cervello, anche se la sua collaborazione durò pochi anni: dal 1957 al 1961, durante i quali concepì la mitica 250 GTO, forse la Ferrari più ricercata al mondo. In seguito a una ristrutturazione dei quadri direttivi aziendali, ricordata come «la notte dei lunghi coltelli Ferrari», Bizzarrini e altri quattro ingegneri furono congedati e approdarono tra le braccia aperte di Ferruccio Lamborghini. E qui prese corpo la leggendaria vettura che porta il suo nome, la Bizzarrini V12, la cui architettura fu impiegata ininterrottamente dal 1964 fino al 2010, anno di cessazione della produzione della Murcielago.

Ferrari ed Henry Ford II
Nel 1963 Enzo Ferrari stava per concludere la vendita della sua azienda a Henry Ford II, ma all’ultimo momento si ritirò dalla trattativa quando seppe che il nuovo assetto societario non avrebbe previsto il suo coinvolgimento al vertice. Tale fu il dispetto provato da Ford, da indurlo a giurare vendetta nei confronti dell’Italiano: nacque così la Ford GT40, che batté le Ferrari per ben quattro volte consecutive al gran premio di Le Mans, tra il 1966 e il 1969.

I compensi dei piloti Ferrari
Dopo il ritiro dalle scene sportive di Michael Jordan, l’atleta più pagato al mondo fu proprio Michael Schumacher, il sette volte campione del mondo di Formula Uno. Negli anni 1999-2000 percepì dalla Ferrari uno stipendio pari a 108 milioni di dollari.

Ferrari 250 GTO
La Ferrari 250 GTO, prodotta in solamente 36 esemplari, è senza dubbio la vettura con le più alte quotazioni mai raggiunte dalle auto d’epoca. Le sue variazioni di prezzo possono essere determinate dalla provenienza, dal numero di telaio e dalla sua storia. L’ultima vendita risale al 2016, quando ha raggiunto lo stratosferico prezzo di oltre 38 milioni di dollari.

Charlie’s Angels e Papa Giovanni Paolo II
L’ultima delle 400 unità prodotte del modello 660 hp fu impiegata nel film Charlie’s Angels – Più che mai e successivamente donata a Papa Giovanni Paolo II nel 2004. La supercar fu messa in vendita all’incanto per 1,1 milioni di dollari, devoluti per le vittime dello Tsunami che colpì il sud est asiatico quello stesso anno.

R.S.V.P.
Tutti i 499 esemplari del modello ibrido denominato LaFerrari, dotato di un propulsore V12 da 6.3 litri che sviluppa una potenza di 950 cavalli, sono stati venduti sulla carta prima ancora che il prototipo fosse presentato al pubblico, nonostante il suo prezzo stratosferico di 1,4 milioni di dollari. Ma attenzione, anche se disponeste del contante, non illudetevi: la Ferrari vende il suo top di gamma esclusivamente su invito.

https://www.esquire.com/it/sport/corse/a12101737/ferrari-storia-curiosita/

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