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Ferrari: “vittima di una cospirazione commessa ai vertici della F1”?

RAGIONIAMO INSIEME

Seguo la F1 dal 1987. Le tre più grandi oscenità che ho visto da allora sono senza ombra di dubbio la spy story McLaren contro Ferrari, i mai dimenticati test segreti e illegali Mercedes a Barcellona e Singapore 2008. Mi soffermo su quest’ultimo perché è tornato in auge nei giorni scorsi, dopo che si è diffusa la notizia, poi confermata, che Felipe Massa ha avviato le procedure formali per ottenere se non il titolo del mondo, credo cosa impossibile, un congruo risarcimento.
Andiamo per ordine. La vicenda viene riassunta magistralmente dalla rivista Post.it: “Singapore 2008 è ricordato per essere stato il primo disputato sul Singapore Street Circuit, il primo di sempre in notturna nella storia dello sport e per essere stato particolarmente caotico in seguito a un controverso incidente che coinvolse il pilota brasiliano Nelson Piquet Jr, della Renault, e che provocò una serie di conseguenze che portarono alla vittoria del compagno di squadra Fernando Alonso.
Quel risultato fu decisivo per la classifica finale del Mondiale del 2008, il primo vinto da Lewis Hamilton, che all’epoca correva per la McLaren e finì di un solo punto davanti al brasiliano Felipe Massa della Ferrari. Hamilton infatti arrivò terzo a Singapore (ottenendo 6 punti), mentre Massa, che prima dell’incidente era primo, concluse la gara al tredicesimo posto (e non ottenne nessun punto).“
Ma quello che emerse solo in seguito è che Nelson Piquet Jr. si schiantò deliberatamente, su ordine della sua scuderia, per favorire il compagno di squadra Alonso. Il piazzamento di Massa fu direttamente collegato alle conseguenze di quell’incidente, e ora perciò, in seguito a nuovi sviluppi nella vicenda, il pilota ha attivato le vie legali per chiedere giustizia, sostenendo di essere stato «vittima di una cospirazione commessa da persone ai vertici della Formula 1», di aver perso decine di milioni di euro per quel torto subito e di essere, in sostanza, il legittimo campione del titolo piloti del 2008.
Che Nelson Piquet Jr. si fosse schiantato di proposito lo si seppe fin dall’anno seguente: all’inizio disse che era successo inavvertitamente, ma poi prima suo padre – tre volte campione della Formula 1 negli anni Ottanta – e in seguito lui stesso rivelarono che c’era stato un ordine preciso da parte di Flavio Briatore, team manager della Renault, e dell’ingegnere Pat Symonds. Una successiva indagine della Fédération Internationale de l’Automobile (FIA) accertò che era andata proprio così, e decise pene e sospensioni per Renault, Briatore e Symonds, che però furono poi annullate.
La vicenda si concluse con dei patteggiamenti e Symonds e Briatore furono interdetti dalla Formula 1 fino al 2013 (entrambi comunque erano già stati allontanati dalla Renault). Massa però ora contesta come fu risolta la questione, perché non ci furono interventi sul risultato del Gran Premio e quindi nemmeno su quello finale del mondiale. […] Alonso fu il primo a fare il pit stop, e a quei tempi – rimase così fino all’anno dopo – durante la sosta le auto venivano ancora rifornite di carburante.
Pochi giri dopo, Piquet si schiantò contro il muro in un punto della pista dove era molto complicato rimuovere i detriti dell’auto. Entrò quindi la Safety car, che rimase in pista per diversi giri, proprio in un momento in cui le auto avevano bisogno di rifornirsi di benzina. Appena la pit lane fu riaperta – all’epoca all’inizio della Safety car non ci si poteva fermare ai box – le auto si fermarono tutte insieme, compresa quella di Massa. Per un errore dei meccanici, però, gli fu dato il segnale di via libera prima che il rifornimento fosse finito, e partì con la pompa di benzina ancora attaccata alla monoposto. Ci fu un gran caos, e Massa rientrò in pista nelle retrovie, ricevendo un’ulteriore penalità.
Alonso, che aveva già fatto il suo pit stop, si ritrovò invece quinto, e man mano che si fermarono anche i piloti davanti a lui guadagnò la prima posizione, che non ebbe difficoltà a mantenere. Hamilton arrivò terzo dietro a Nico Rosberg, mentre la gara di Massa, ormai compromessa, si concluse in tredicesima posizione. Nel successivo Gran Premio, in Giappone, Massa arrivò settimo e Hamilton dodicesimo, ma a quello ancora dopo, in Cina, Hamilton vinse arrivando proprio davanti a Massa.
Ferrari
Tutto si ridusse all’ultima gara, in Brasile: la vinse Massa, ma all’ultima curva dell’ultimo giro Hamilton superò Timo Glock della Toyota arrivando quinto, ottenendo 4 punti e concludendo la stagione un punto davanti a Massa. Diventò il più giovane vincitore di un titolo mondiale di Formula 1, a 23 anni.
Dopo le dichiarazioni di Piquet e l’indagine diventò chiaro a tutti che quell’incidente aveva falsato la gara, ma la FIA decise di non intervenire sul risultato del Gran Premio. Venne peraltro concluso che Alonso non sapeva niente dell’ordine dato dalla sua scuderia al compagno di squadra. Per quanto riguarda Piquet, non corse più in Formula 1 dopo il 2009”. E vissero tutti felici e contenti, a parte Massa? Non proprio.
Questo era lo stato delle cose sino a quando sul web F1-Insider il grande vecchio della F1 Ecclestone fa delle rivelazioni sorprendenti (ma che non dovrebbero stupire per chi conosce il mondo della F1). Afferma che lui e Mosley (all’epoca presidente FIA) fossero consci del crash pilotato di Piquet jr ma che decisero di non interferire per evitare uno scandalo. Le frasi incriminate: “Da regolamento avremmo dovuto annullare la gara a Singapore, in queste condizioni. Significa che non avrebbe contato per la classifica mondiale. Quindi Massa sarebbe diventato campione, e non Lewis Hamilton”. Ecclestone ha poi detto a Reuters di non ricordare di aver detto quelle cose.
Al sottoscritto questa dimenticanza non pare tanto legata alla senilità (vi assicuro che Bernie ha una lucidità ancora oggi invidiabile) quanto alla “diplomazia”. In ogni caso non v’è dubbio che Ecclestone quelle parole le abbia pronunciato e, mettendo assieme i puntini con le altre dichiarazioni fatte negli anni, lui effettivamente pensa che Hamilton non si sia meritato quel titolo. Tuttavia, altre tre cose dobbiamo mettere sul piatto della bilancia.
Primo: Hamilton ovviamente era totalmente all’oscuro del fattaccio di Singapore 2008 e se ne ha beneficiato con la classifica finale, non è certo colpa sua. Secondo: Alonso è stato scagionato da ogni accusa. Lui ne ha beneficiato vincendo il gran premio, ma non sapeva della combine. Terzo: la Ferrari ha perso quel mondiale anche per propri demeriti, in una stagione caotica.
Ferrari
il britannico Bernard Charles Ecclestone, ex pilota automobilistico e imprenditore ora presiedente onorario della Formula Uno
E’ probabile che alla fine la FIA sia costretta ad accordarsi con Massa per un congruo risarcimento. Molto più improbabile, ai limiti dell’impossibilità, la possibilità che si revisioni la classifica cancellando solo quel gran premio, unica ipotesi per la quale Massa potrebbe essere dichiarato campione del mondo. Motorsport scrive che Massa potrebbe rivolgersi al Tribunale Arbitrale dello Sport (TAS), che però non ha giurisdizione sulla FIA su questa materia.
E’ anche vero che poi, se si entra nel diritto sportivo c’è una strada, se si entra nel diritto ordinario, un’altra ancora. E’ materia da Azzeccagarbugli come potete immaginare. Sappiamo benissimo che Luca Cordero di Montezemolo, allora presidente della Ferrari e Stefano Domenicali, allora Team Principal della Scuderia, decisero di non fare alcuna battaglia legale e non alzarono troppo la voce. I margini erano comunque minimi.
Intanto Massa dovrebbe per primo prendersela con se stesso per non aver allora alzato la voce e con loro (e in parte, quando lo si intervista, tra le righe lo fa). D’altro canto, un giornalista dovrebbe fare a Montezemolo e Domenicali una semplice domanda: una volta saputo del pasticciaccio di Singapore, nel 2009, perché non avete fatto nulla? Aspettiamo curiosi che qualche cronista sportivo ponga la fatidica domanda per avere l’interessante risposta. Sperando di non dover attendere altri 15 anni nel frattempo.

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