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Alesi e Berger, ve li ricordate?

Jean Alesi e Gerhard Berger, due nomi rimasti impressi nei cuori dei tifosi Ferrari non tanto per i risultati ottenuti in pista, purtroppo non all’altezza dei due piloti, ma per la passione che hanno dedicato alla causa Rossa in tempi poco fortunati per la scuderia di Maranello. Alesi e Berger verranno ricordati anche da Jean Todt, all’epoca DS Ferrari, per uno scherzetto dell’austriaco che vide coinvolti entrambi i francesi.

Correva l’anno 1994, Fiorano. I due piloti si trovano sul circuito privato Ferrari il giorno prima della presentazione della nuova vettura. In attesa di ricevere direttive dal loro severo boss, i due videro una Lancia parcheggiata a bordo pista e non resistettero nel prenderla in prestito per qualche giro, giusto per ingannare l’attesa. A detta di Berger, però, Alesi guidava “come una femminuccia“. Così l’austriaco pensò di tirare il freno a mano a sorpresa, all’ingresso delle curve, per movimentare un po’ il giretto fuori programma.

La Lancia in questione non era certo una Delta Integrale, vettura regina dei mondiali rally passati, ma una ben più semplice Y10, decisamente poco avvezza alle intraversate in ingresso curva. E, infatti, all’ennesimo colpo di freno a mano da parte di Berger, la vettura si cappottò scivolando sulla pista ed arrestando la sua corsa a pochi centimetri dalla nuova Ferrari che sarebbe stata svelata al mondo intero il giorno successivo.

Gli uomini del servizio di sicurezza erano stupefatti: tutto si sarebbero immaginati, meno che vedere i due piloti del Cavallino coinvolti in un incidente in pista a bordo di una utilitaria. Berger e Alesi furono estratti dalla vettura e i soccorritori dissero ai due scanzonati driver “in vent’anni di servizio non eravamo mai intervenuti”.

Berger uscì praticamente illeso, mentre Alesi fu ricoverato in ospedale per accertamenti. Tuttavia il peggio doveva ancora venire. Solo dopo essersi messi la Y10 per cappello, l’austriaco ed il francese scoprirono che quella vettura era di Jean Todt, uomo famoso a Maranello per aver spedito in fonderia i meccanici che sbagliavano i pit-stop.

Il DS, avvisato telefonicamente dell’accaduto, si recò subito presso l’ospedale, ignaro che la sua vettura era praticamente distrutta. Berger, il malcapitato a cui toccò la ricostruzione dei fatti, disse al proprio direttore sportivo di aver lasciato leggeri segni di cordolo sul tetto della sua vettura. Un allibito Jean Todt, dopo aver avuto notizie positive sullo stato di salute di Alesi, si recò presso il circuito dove rimase di sasso nell’osservare la sua vettura ancora capovolta in pista.

Di sicuro nessuno avrebbe voluto trovarsi al suo posto nel giustificare un simile incidente, ma chiunque avrebbe pagato qualsiasi cifra pur di vedere la faccia di Jean Todt nel sentire la spiegazione del “disastro”.

Gerhard Berger era anche questo: velocissimo in pista, ma gran mattacchione una volta sceso dalla monoposto. I suoi scherzi resteranno nella storia e gran parte dei dirigenti e compagni di squadra ne potrebbero scrivere un libro, prova ne è il lancio della ventiquattrore di Senna dall’elicottero del brasiliano durante un volo.

Fonte BlogF1